Quali auto dominano le flotte taxi: città, dati e politiche
Analisi delle flotte taxi in Londra, Tokyo, New York, Dubai e Singapore: modelli più diffusi, impatto di regole e politiche, lacune nei dati e tendenze.
La scelta delle auto per le flotte taxi nel mondo è plasmata non solo dalle preferenze dei passeggeri, ma anche da norme, politiche cittadine e strategie degli operatori. Di conseguenza, stabilire quali marchi siano davvero i più diffusi dipende spesso dalla disponibilità di dati affidabili oppure da segnali indiretti, ma eloquenti. Ed è proprio lì che i numeri, quando ci sono, raccontano più delle impressioni.
A Londra l’esempio è tra i più chiari: più della metà dei black cab con licenza oggi è composta da LEVC TX. Un predominio che riflette scelte regolatorie di lungo periodo a favore dei taxi costruiti su misura e della riduzione delle emissioni, trasformando di fatto un solo modello nello standard delle strade della capitale.
Tokyo offre un quadro diverso ma ben documentato. Nel 2018 circa il 70% dei taxi della città era costituito da Toyota Comfort, un modello che ha segnato decenni di servizio, mentre circa il 10% erano Toyota JPN Taxi: i primi passi di una transizione graduale verso progetti più recenti e più accessibili.
Altrove il perimetro è meno preciso, ma comunque rivelatore. A Dubai, un grande operatore, Cars Taxi, ha ordinato 1.300 Toyota Camry Hybrid: un segnale di quanto efficienza nei consumi e costi di esercizio stiano diventando centrali nelle grandi flotte urbane. A Singapore gli operatori hanno preferito diversificare: ComfortDelGro ha introdotto le Toyota Alphard Hybrid nel segmento premium, mentre GrabCab ha avviato il servizio con una flotta di 40 Toyota Prius ibride.
New York City mette in evidenza i limiti della trasparenza. Il numero dei taxi gialli con licenza è fissato e ufficialmente documentato, ma i dataset pubblici non rivelano la ripartizione per marca o modello. La città, in passato, ha promosso il Nissan NV200 come Taxi of Tomorrow, senza però pubblicare dati ufficiali sulla sua quota dell’intero parco.
Lacune simili emergono in India e in alcune aree d’Europa, dove le fonti in inglese citano i modelli più usati o le iniziative dei costruttori verso gli operatori, ma raramente forniscono quote verificate. Nel complesso, questi esempi mostrano che perfino nei mercati ricchi di dati l’idea di un unico marchio più diffuso vale soprattutto a livello cittadino, modellata da regole e priorità locali più che da una tendenza globale.
Allen Garwin
2026, Gen 02 04:47