Montante B: si può farne a meno? Sicurezza ed esempi reali
Analisi del montante B: sicurezza nelle auto senza montante. Esempi reali: Mazda MX-30, BMW i3 e Škoda Vision O, tra vantaggi e compromessi di progetto.
Il montante B è uno di quei componenti a cui la maggior parte dei guidatori non pensa mai. Sta in silenzio tra le porte anteriori e posteriori, quasi invisibile, eppure ha plasmato per decenni la logica della sicurezza delle auto di serie. Al tempo stesso è proprio questo elemento che designer e ingegneri continuano a voler ripensare o, in certi casi, eliminare del tutto.
Il motivo è semplice: un’auto senza montante centrale trasmette un’altra sensazione. L’apertura laterale appare più ampia, l’abitacolo più arioso, salire e scendere diventa meno vincolante. La storia dell’automobile è piena di esperimenti in tal senso, dai classici hardtop senza montanti del secolo scorso a rare interpretazioni moderne. Ognuno, però, finisce per porre la stessa domanda: è possibile conciliare questa architettura con i requisiti di sicurezza?
Dal punto di vista ingegneristico, il montante B resta un elemento strutturale chiave. Collega tetto e longheroni, contribuisce a ridistribuire i carichi in caso di urto laterale e limita l’intrusione della struttura nell’abitacolo. Nei crash test si controllano con attenzione gli spostamenti e le deformazioni in quest’area, perché incidono direttamente sul rischio di lesioni per gli occupanti.
Ciò è cruciale soprattutto negli impatti laterali e contro il palo, tra le prove più impegnative per qualsiasi scocca. Le normative degli Stati Uniti e dell’Europa, insieme ai protocolli Euro NCAP e IIHS, valutano quanto bene un veicolo preservi lo spazio di sopravvivenza in tali collisioni. Tradizionalmente, il montante B è al centro di questa protezione.
Eliminarlo significa quindi redistribuirne le funzioni altrove. La storia degli hardtop senza montanti lo dimostra: offrivano un profilo laterale affascinante e aperto, ma erano considerati meno rigidi sul piano strutturale. Per compensare, i costruttori irrobustivano pavimenti, longheroni e struttura del tetto, con aumento di massa e complessità. Con l’evoluzione delle scocche portanti e l’inasprimento delle richieste di sicurezza, queste soluzioni sono progressivamente uscite dal mainstream.
Eppure l’idea non è mai scomparsa. Nel design contemporaneo rientra in forma più misurata e tecnologica. La Škoda Vision O Concept è un esempio significativo: invece di puntare su numeri prestazionali o dichiarazioni tecniche radicali, il concept elettrico mette l’accento su superfici pulite, efficienza aerodinamica e un forte senso di spazio. Škoda ha mostrato la Vision O non solo allo stand, ma anche su strade vere, a sottolinearne il ruolo di visione credibile più che di esercizio puramente teorico. Un approccio che convince proprio perché privilegia la qualità percepita e l’abitabilità rispetto all’effetto speciale.
Vision O non rinuncia esplicitamente al montante B, né rivela dettagli strutturali, ma riflette una tendenza più ampia: fiancate visivamente più leggere, maggiore sensazione di apertura e un ripensamento delle proporzioni della classica station wagon senza intaccarne comfort e fruibilità. È la stessa direzione in cui ci si chiede sempre più spesso fin dove si possano reinterpretare le architetture tradizionali. Il compromesso appare studiato: si cerca ariosità senza perdere il senso pratico.
Esistono già risposte più radicali. In pubblicazioni tecniche ufficiali, la Mazda MX-30 viene descritta come dotata di una scocca priva di montante B, pur riconoscendo che simili impostazioni sollevano tipicamente dubbi su rigidezza e resistenza. Tali criticità sono state affrontate con percorsi di carico rivisti e utilizzando il pacco batteria come parte di un sistema strutturale rigido.
Un approccio diverso si vede sulla BMW i3. L’abitacolo in plastica rinforzata con fibra di carbonio viene ufficialmente descritto come realizzato senza montanti B. In questo caso la sicurezza non è affidata a una tradizionale architettura in acciaio, ma a una cellula di sicurezza in CFRP chiusa e rigida che assume il ruolo di dorsale strutturale.
Messi insieme, questi esempi portano a una conclusione chiara: un’auto sicura senza montante B è possibile, ma solo riprogettando in profondità l’intera struttura. Porte rinforzate, longheroni e traverse del tetto ripensati, percorsi di carico alternativi e alta precisione produttiva diventano imprescindibili. L’integrazione delle cinture di sicurezza aggiunge ulteriore complessità, perché i requisiti di ancoraggio sono definiti da normative specifiche senza imporre un’unica soluzione strutturale. In pratica, ciò che si guadagna in scenografia laterale si paga con ingegneria fine e tolleranze strettissime.
Contano anche aspetti pratici. Le carrozzerie senza montanti richiedono tradizionalmente standard più elevati di tenuta, isolamento acustico e allineamento di porte e cristalli. Questo aiuta a spiegare perché tali architetture tendono a rimanere soluzioni di nicchia o comparire nei concept car, dove è possibile esplorare i confini senza i vincoli della produzione di massa. Nella grande serie, ogni millimetro pesa anche sul budget.
In definitiva, alla domanda se sia possibile costruire un’auto sicura senza montante B la risposta viene indicata come positiva. Lo confermano veicoli reali e documenti ingegneristici ufficiali. Al tempo stesso spiegano perché il montante centrale resti la norma: concentra molte funzioni strutturali e di sicurezza, e la sua eliminazione innesca una catena di compromessi complessi. Il fascino del “senza montante” resta intatto, ma la realtà industriale continua a dettare il passo.
Ethan Rowden
2026, Gen 07 21:44